Uno dei libri lasciati da mio nonno dentro un mobile in legno marrone abbastanza elegante e robusto. Da quel mobile, quando si aprono gli sportelli, si libera un profumo inebriante di libri, odore che capita sempre meno di sentire o forse sono io che ho iniziato a disertare librerie e biblioteche già da un po’ di anni.
I libri che contiene sono di varie epoche, vari generi e nei formati più disparati, ci sono anche delle riviste degli anni’80, una copia de “L’Uomo Vogue” con foto bellissime e articoli molto interessanti su mode e miti ormai eclissati ma molto più accattivanti di quegli dei decenni successivi, poi riviste di viaggi e natura, libri per bambini con tantissime illustrazioni colorate, romanzi in formato economico, raccolte di poesia e poi, soprattutto, libri politici e di guerra tra cui questo: “L’Armata Tradita” di Heinrich Gerlach. Scritto da un tedesco che, come mio nonno ha dovuto far parte della guerra d’invasione alla Russia da parte della Germania e dei suoi alleati. Una guerra assurda e devastante, soprattutto per chi era provvisto di lucidità oppure sprovvisto dei mezzi necessari per affrontare un’operazione militare in un territorio simile, ovviamente nessun problema (o pochi) per i fascisti che restavano allegramente nelle retrovie, rancio caldo garantito e prepotenze a discapito dei soldati italiani).
Questo libro l’ho letto tanti, tanti anni fa e poi, dopo essermelo portato in giro tra un paio di province italiane e svariati spostamenti ferrovieri (in cui a volte un libro ti salva la vita!), l’ho riposto nel mobiletto di cui sopra…
E’ un romanzo basato su fatti reali anche se i protagonisti sono invenzioni dettate dall’esigenza di farne un romanzo, ma quei fatti sono comunque una testimonianza fondamentale sulla follia che c’era alla base di quella guerra.
Un romanzo storico ben documentato che potrebbe finire sotto l’etichetta di romanzo gotico o, addirittura, romanzo dell’orrore.
Ci porta dentro un’esperienza allucinante e tragica, tutta sbagliata e disumana. I soldati sono marionette nelle mani di un austriaco completamente fuori dalla realtà, nonostante la realtà gli sia stata continuamente raccontata e descritta da chi di dovere ma, inutilmente..,
Ho nella memoria degli affreschi oscuri ricoperti da una patina di opaco gelo, una luce calda irraggiungibile, e poi un gelo che brucia la pelle, i nervi, la mente…
La disperazione di Friedrich Paulus, nel mentre cercava di far ragionare il folle mi è rimasta dipinta nella memoria, opprimente e senza speranza eppure, brillante di un’umanità che non si spera di trovare in un generale tedesco.
Poi il Natale Nero, qualcosa di orribile, quasi irraccontabile. Episodio di cui avevo scritto nel mio primissimo blog ma che, ora, non riuscirei neppure più a rileggere.
Disperazione, quando quel qualcosa che ci tiene in piedi viene distrutto, le ginocchia cadono, il mondo non è più lo stesso… Non c’è più nemmeno la volontà di colpire chi ci ha offeso, perché a cosa serve la violenza verso chi non conserva più niente di umano?
Mi chiedo…
Come hanno fatto quelle persone? Quanta recitazione e ipocrisia hanno impiegato nelle loro vite per poterle rendere di nuovo ordinarie?
E dopo…
Quasi come un allucinazione esaltante nell’allucinazione disperata, quella buca scavata nella neve o forse una grotta naturale o un bunker fatto esplodere e poi salvato dalla neve…
Quella buca illuminata con quella luce di candela elettrica, instabile, tra il giallo caldo e il nero bruciato, così almeno la immagino io in questo momento.
Il collezionista di corpi, potrebbe essere definito il collezionista di morti? Si, se solo quei corpi non parlassero e ancora ragionassero con obiettività, ed è questa sovrapposizione di vita e morta, questo intreccio di morte e vita che mi spaventa e affascina, allontana eppure avvicina..
Finché un corpo respira non può essere definito morto eppure qualcuno può disporne come meglio crede.
Ragione e oblio, ancora una volta a sconvolgere e affascinare.

Il manoscritto fu distrutto dai sovietici durante la prigionia di Gerlach e, visto il tema del romanzo, fu un grosso errore.
Una volta tornato in Germania con l’aiuto di alcuni testimoni diretti e a una tecnica di ipnosi Gerlach riuscì di nuovo a scrivere il suo romanzo testimonianza.




