Glam Trekking (parte seconda)

INTRO

sotto la pioggia nel bosco
Pontito, 4 gennaio 2021, sotto la pioggia

 

Come promesso, un nuovo capitolo per affrontare un tema di vitale importanza: il Glam Trekking; se volete rinfrescarvi la memoria sulla prima parte, date uno sguardo qui! E poi ripartiamo.

Avete delle preferenze?! Montagna o collina? Entrambe? E magari anche una passeggiata in campagna, in una tarda mattina soleggiata, prima che il sole primaverile prenda troppo il sopravvento sulle temperature invernali e la voglia di camminare e, soprattutto, di vestirsi in modo dignitoso, diminuisca!

Calzature comode e appropriate, giocare con l’abbigliamento e con il make-up, e magari trovare ispirazione, tra musica e personaggi del mondo delle illustrazioni (probabilmente io un giorno mi ero messa in testa di essere Holly Hobbies), e portare a spasso quella parte capricciosa e insolente di noi stessi a cui, ogni tanto, bisogna dare spazio e voce. Il tempo, ovvero il meteo non ci può fermare, prendiamo spunto dagli inglesi ma, ce n’è davvero bisogno?! Recuperiamo il nostro legame con la Natura anche sotto la pioggia, lavoriamo sulla nostra capacità di adattarci, uscire dalla porta di casa, senza dimenticare un paio di panini!

VENERI

un viottolo di campagna

Che dire della frazione di Veneri, nel comune di Pescia? Ho vissuto gran parte della mia vita senza sapere che esistesse: a Collodi ero stata molte volte, a Pescia mi sembra mai, Veneri… non pervenuta!

Da Collodi si raggiunge facilmente a piedi e proprio la parte di questa località che preferisco, ovvero quella più distante dal suo centro abitato e immersa in una campagna ancora piacevole alla vista e che, a sua volta, è immersa in un contesto ancora originario; restano infatti delle pinete e dei boschetti di querce. Qui si trova un’antica mulattiera, (variante della famosa via Franchigena), che cammina cammina (ma tutto sommato non tantissimo) accompagna fino alla Grande Farnia delle Streghe, conosciuta anche come Quercia di Pinocchio, un albero con una chioma maestosa che ha più di seicento anni di vita e che, in questa cronaca non vedrete. Restiamo in un altra zona, dei cosidetti “colletti di Venere” (dove tra l’altro si produce o produceva un ottimo vino bianco, da far dimenticare il tanto blasonato vino di Montecarlo di Lucca).

Ecco, forse saranno le stesse foto di accompagnamento al post che vi faranno facilmente capire che io, quel giorno, credevo veramente di essere Hollie Hobbies! Quella fanciullina sospesa tra ottocento e anni ’70 del novecento che era tanto in voga durante la mia infanzia e che, sembrava, destinata alle bambine ricche. Ecco che, da grande, giustamente mi sono tolta qualche voglia!

albero in fiore

fiori bianchi

Dopo la seconda metà di marzo (queste fotografie sono state scattate il 28 marzo 2021) in campagna esplodono le fioriture gialle, dopo quelle viola invernali, e poi fiori bianchi, carote selvatiche o cicuta? Chissà! Cerchiamo di rendere il meno frequentate possibili queste zone ancora belle di Veneri, il paese vero e proprio non è granché, in più ci sono al suo interno un carcere abbandonato e l’impianto di purificazione acque delle cartiere presenti sul territorio pesciatino; il suo lato “wild” la salva dal degrado, malgrado la presenza di quelli che abbiamo soprannominato “Boschi Ghiozzi”, ovvero pinete addomesticate in modo brutale dai cacciatori, vedere per credere. A noi piacciono di più le distese di fiori e i ruderi di antiche cascine.

Gli alberi da frutto, ai margini degli uliveti, stanno ormai perdendo i petali delle infiorescenze, la primavera qui appena iniziata è la stagione in cui iniziano a formarsi i frutti. Per altre fotografie della passeggiata sui colli e le campagne di questa frazione di Pescia, date un’occhiata QUI!

Potete seguire via Colle del Lupo, partendo da Collodi (nei pressi della via Lucchese), oppure partite dalla zona industriale di Veneri (si, non poteva mancare anche una zona di questo tipo!), e seguite la strada (che poi si trasforma in mulattiera) che costeggia la collina.

 

Il giro include anche un laghetto e l’incontro (se siete fortunati) con qualche amico a quattro zampe!

 

 

LA STERPAIA

 

Ovvero la parte più frequentata dalla fauna della Tenuta di San Rossore, la Sterpaia fa parte del comune di San Giuliano Terme, e qui il Glam Trekking può davvero sbizzarrirsi. Può andare bene qualsiasi tipo di abbigliamento, tenete conto dell’orario di chiusura e, per non sbagliare mai, scarpe comode e macchina fotografica pronta all’uso.

Nei dintorni ci sono anche dei ristoranti, e un sacco di posti per fare una merenda al sacco.

Le fotografie qui sopra sono state scattate in una domenica di gennaio, un giorno di sole dopo un breve periodo di pioggia (che in montagna era stata neve). Con un vecchio barbour della mia mamma e un paio di galoche si va ovunque ma la passeggiata è stata breve, le tenebre sono scese e tra un cinghiale e un daino piuttosto loschi, siamo tornati verso casa, sperando di poter riprendere presto la nostra avventura in questa porzione piena di vita del Parco Naturale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli.

E infatti siamo tornati: di nuovo domenica, di nuovo sole ma primavera, quindi il tramonto tardivo ci concederà più tempo ma, nonostante questo, le guardie del parco ci hanno bollato lo stesso come i più ritardatari del giorno!

Magari è bene sapere gli orari. La tenuta di san Rossore,  quindi anche la Sterpaia, è aperta tutti i giorni. Dalle 7.30 alle 19.30 nel periodo estivo, fino alle 17.30 nel periodo invernale. Per tutte le altre informazioni, questo è il  colleggamento con la pagina del parco.

C’è chi fa merenda con erbetta e fiorellini freschi, altri corrono, perchè l’attività sportiva è fondamentale per mantenersi in buona salute, e c’è invece chi, oggi è domenica e mi rilasso a guardare gli altri che fanno cose. I cinghiali sono sempre i più saggi!

Pensare che questa maremma alle porte della città di Pisa era molto più vasta, anzi tutta la costa toscana era così, fino a La Spezia in Liguria. Oggi resta veramente poco ma, poteva andare peggio.

Questa area protetta nasce nel 1979 grazie a una legge regionale toscana, che istituì il parco per volere dei cittadini, in questo frangente trasformati in difensori attivi del loro territorio. Grazie alla cittadinanza e, poi alla Regione Toscana, queste zone paludose e ricche di flora e fauna furono salvate da una speculazione edilizia.

La storia è lunga e, forse questa non è la sede più adatta per affrontarla, secondo me meriterebbe di essere trasformata in una sceneggiatura, e poi in un film. Oltre che una storia edificante e incoraggiante, sarebbe anche  un’ulteriore dispetto, nei confronti dei “cattivi” della storia, usare proprio il cinema come mezzo per raccontarla (a breve capirete il motivo). La potete comunque leggere in un bel volumetto edito da Pacini Editori, intitolato: “Storia illustrata di un parco”. Vi posso accennare che nel ruolo degli speculatori avidi c’erano niente di meno che Sofia Loren e suo marito, il produttore cinematografico, Carlo Ponti. I due avevano in mente una gigantesca speculazione edilizia, che avrebbe trasformato una vastissima parte delle pinete della costa, in zone residenziali: cemento, mattoni, tegole, asfalto, illuminazione.

Quanti pini sarebbero stati salvati? Cosa sarebbe stato delle zone umide e del loro ecosistema? Dove avremmo potuto fare camminate così spensierate  tra cinghiali, mucchi pisani, chianine, daini, caprioli, cavalli e volpi?

Sicuramente questo secondo articolo dedicato al Glam-Trekking non è destinato a quella categoria di persone che “Hanno visto tutto, sono stati ovunque, hanno fotografato l’animale più strano del globo, e San Rossore ci sono stato mille volte”, già magari il 25 Aprile o il Primo Maggio, due giorni da scolpire nella memoria per il loro significato ma… scolpitevi anche di stare lontani dal parco in quei giorni, tutta la cittadinanza di Pisa si riversa qui (e sui Monti Pisani) e, come ha scoperto sul campo Marco, i pisani di città poi se capiscono che sei di campagna di riempono di domande, questioni e ragionamenti vari, meglio evitare! Meglio una domenica ordinaria, dove facciamo amicizia anche con una volpina curiosa, un tenero idillio bucolico interretto dall’arrivo delle autorità!

Abbiamo fatto una passeggiata anche sugli argini del fiume Serchio che poco distante sfocia e incontra il Mar Tirreno, e sulla via del ritorno ecco la volpe che voleva fare amicizia! Prima di lei caprioli e cinghiali sullo sfondo dei Monti Pisani, nella prima foto si vede la frazione di Molina di Quosa abbarbicata sul monte e, nella seconda le cave rosse di Vecchiano.

 

In questo luogo di bellezza e aria che sa di mare e di maquis, purtroppo non mancano le note dolenti, questo luogo è stato teatro di distruzione e infamia. Qui furono emanate le vergognose Leggi Razziali, di cui oggi sentiamo aleggiare ancora lo spettro tra di noi. Non dimentichiamo la Storia e non smettiamo di imparare dalla Natura, perché solo la Natura e la Storia possono salvarci.

Altre foto di San Rossore, qui!

 

 

LA TORRE DI SANT’ALLUCCIO

Con questa escursione si rasenta il Trekking-Goth! Decisamente qui, oltre all’interesse paesaggistico subentra anche un po’ di storia. Siamo in autunno e per arrivare fino a qui ci addentriamo nell’entroterra toscano a me poco conosciuto, ma che si dipana con le sue contraddizioni, tra bellezza, sfruttamento e lusso. Attraversare il famoso centro di Vinci e la campagna circostante è, per certi versi, un po’ sconcertante. Noi nella nostra auto, quasi sicuramente ascoltando post-punk russo e, là fuori, tra le dolci colline in cui crebbe Leonardo da Vinci vedo camminare gente con la bocca coperta da una mascherina verde corsia, stanno facendo una visita guidata, molto probabilmente tra una visita al chiuso e l’altra, nei tanti musei dedicati al cittadino più importante di Vinci. Questo ci ricorda che “Noi non possiamo entrare”, sento uno stacco fisico netto tra la mia vita e quello che mi scorre dal finestrino della macchina, sinceramente mi fa male ma, allo stesso tempo, mi solleva, non voglio essere una persona che ostenta interessi e cultura per status senza poi, nella realtà, dimostrare sensibilità, comprensione o che altro. Corriamo via da qui, è tutto bellissimo, ma io preferisco i boschi. Oggi il mio vestito è davvero perfetto per la stagione e per l’ambiente che ci accoglierà.

Siete avvertiti miei cari quattro gatti (magari) che leggete, questa terza parte è ad alto tasso di egocentrismo!

Per arrivare fino alla cima di questa montagna si sale da un’ampia strada sterrata, parzialmente panoramica e costeggiata da un bel bosco. I colori terrosi, l’aria umida rendono tutto molto suggestivo. Prendo informazioni direttamente dal sito La Toscana di Leonardo, visto le ingiustizie che sto subendo mi sembra il minimo approfittarmi di chi si crede un “privilegiato”!

La Torre di Sant’Alluccio durante il Medioevo dominava il crinale del Montalbano sul punto in cui la strada proveniente da Vinci passava sul versante opposto per proseguire in direzione di Bacchereto. Ai suoi piedi si trovano le sorgenti dell’acqua santa, il corso d’acqua che prosegue a valle con il nome di rio di Balenaia e poi Vincio. La sua storia è strettamente legata a quella dell’antico ospedale dei conti Guidi che si trovava in prossimità della forra di Balenaia, come sembrano dimostrare recenti e fortuiti ritrovamenti archeologici. Al tempo di Leonardo, che la rappresentò sul Montalbano nella carta RL 12685 di Windsor, apparteneva probabilmente già alla famiglia fiorentina dei Ridolfi. Attualmente la torre, inglobata nel complesso edilizio che fu dei conti Spalletti, si trova all’interno del Barco Reale ma versa in pessime condizioni di conservazione.

Sono felice di apprendere che ci trovavamo nel Barco Reale, ma questo me lo aveva già detto Marco! L’ideatore di questa uscita!

La Torre di Sant’Alluccio o Santalluccio, come volete, si presenta come parte integrante di una costruzione civile molto più recente, entrambe versano in condizioni poco felici, ma la torre resiste. Doveva essere stata collegata al resto della costruzione attraverso una scala, a cui in tempi recenti avevano fornito di una ringhiera molto bellina, forse in stile liberty. L’interno del complesso edilizio si presenta come uno dei tanti scenari cari al mondo dell’urbex. Fatiscente e talmente visitato dalle umani genti da non preservare nulla dell’atmosfera originale, della sua storia, del suo vissuto. Nel complesso è molto affascinante, un fascino decadente che trovo perfetto con il colore del cielo, il silenzio e gli alberi scheletrici poco distanti dalla torre. Mentre io ho abusato del colore giallo (perdonatemi) e sono vestita di tutte le foglie cadute!

Il complesso di Sant’Alluccio, con l’edificio signorile e gli annessi rurali, oggi allo stato di rudere, era parte della tenuta di campagna del Conte Spalletti di Lucciano (Quarrata). La torre, tutt’ora riconoscibile come parte del complesso signorile, viene tradizionalmente associata al luogo dell’antico spedale di Sant’Alluccio, che si vuole fondato dal santo ospitaliero lucchese Alluccio da Pescia vissuto a cavallo fra XI e XII secolo. Sant’Alluccio fu il fondatore dello spedale di Campugliano in Valdinievole e dal testo agiografico della Vita Alluccii si apprende che allo stesso santo si deve la fondazione di una serie di centri per l’accoglienza che sarebbero da collocarsi, secondo la storiografia tradizionale, nel territorio vinciano, presso la “Torre di Sant’Alluccio” del Montalbano. In realtà questa torre risulta attestata per la prima volta nei documenti in epoca piuttosto tarda, ai primi del Trecento. La “torre” viene infatti menzionata in un inventario dei beni del comune di Pistoia (Liber Censuum Comunis Pistorii) associata ad una chiesa dedicata a Sant’Alluccio: “ecclesia que vocatur Santalluccio cum turri sita in podio Montis Albani”. La chiesa e la torre appartenevano al plebato di Bacchereto, nella diocesi di Pistoia, e sul crinale del Montalbano segnavano il confine fra i contadi di Pistoia e Firenze. Di un hospitale, invece, si hanno notizie dalla metà del Duecento attraverso una serie di documenti assai noti che collegano questa fondazione alla famiglia dei conti Guidi, già signori dei castelli di Cerreto e Vinci. Nel 1254 i conti Guidi cedono a Firenze gran parte dei loro possessi in partibus Greti citando esplicitamente, assieme al castello e alla chiesa di Vinci, la “ecclesia sive hospitalis Sancti Allucii” con tutte le dipendenze. Fra queste vengono elencate una casa dello spedale ed un bosco (nemus) che sulla base dei nomi dei luoghi citati nel documento sarebbero da collocarsi poco sotto al luogo della Torre di Sant’Alluccio. Lo stesso documento sembra anche suggerire che l’ospedale aveva avuto in epoca più antica un altro titolo (San Giovanni), e che la dedica a Sant’Alluccio fosse successiva. Elencando, infatti, i confini della curia del castello di Vinci il documento cita l’“hospitale sancti Iohannis quod vocatur Sanctum Allucçum”.

Qui sopra ancora dal sito “La Toscana di Leonardo”!

Eravamo fornitissimi per il pic-nic e siamo stati anche fortunati, perchè poco distante dalla Torre c’è un’area festa degli Alpini, un po’ fatiscente ma abbastanza funzionale per le nsotre esigenze spartane. Intorno un bel boschetto di docili lecci. Poi siamo scesi sulla via del ritorno percorrendo un’altro sentieri, molto suggestivo passare nel mezzo al bosco e dare uno sguardo anche al sottobosco che, in questo periodo, è molto creativo, così come le chiome colorate delle ultime foglie sugli alberi.

 

Vi saluto con questo video dei grandissimi Electroforez, dal titolo “Primula”. Buon ascolto, buona lettura!

a presto

Serena S.

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