Una sera a Vicopisano

Il 2 luglio 2022 un festival estivo diventa l’occasione per riscoprire le bellezze architettoniche di un comune pisano, fare pace con le arti figurative e scoprire dei veri talenti.

Una sera d’estate. Il primo sabato di luglio, dopo una lunga camminata nella Riserva Naturale del Serra di Sotto, approfittiamo del Festival Rocca’N’Roll (dopo due anni di assenza, sicché merita di diritto di essere nella nostra lista di “virtuosi”), per fare un giro serale a Vicopisano. L’idea all’inizio era: stare in mezzo alla gente, stare sotto un palco, mangiare un frate o un bombolone, bere qualcosa ma…

Forse abbiamo perso l’abitudine di “fare pubblico” con tutti i concerti cui non siamo andati e a cui non andremo oppure, semplicemente, siamo un po’ stanchi, o riprendiamo a camminare oppure qualcuno ci offra due poltrone comode, grazie il mood era questo!

Facciamo un giro, senza capire molto sullo Street Food (avevamo già cenato), e senza capire nemmeno dove si trovasse il mercatino, nel frattempo incontriamo dei volti amici con cui fare due chiacchere, mentre inizia il concerto di Tommaso Novi.

Vico, castello pisano, a metà strada tra lo scorrere dell’Arno e il Monte Pisano con i suoi sentieri faticosi e affascinanti, luogo accogliente e interessante da tanti punti vista senza essere troppo caotico e affollato come altre destinazioni toscane, ricche di attrazione ma troppo turistiche.

Ricco di storia e, si immagina facilmente, di storie come tutti i paesi toscani, qui poi si organizzano festival musicali, mercatini dell’antiquariato e una festa medioevale. E’ anche una meraviglia architettonica, basta guardarsi intorno. Inserito in un ambiente paesaggistico piacevole anche se, frequentemente ci fa preoccupare e arrabbiare a causa dei troppi incendi boschivi, che recano danni spesso irreversibili alla collettività, all’ambiente, agli ecosistemi…

Ma è sabato sera, la festa è nell’aria,  ci piace percepirla con una calma un po’ distaccata, tutta nostra, siamo esseri notturni e solitari, perdonateci! Le stradine medioevali sono state abbellite con lampadari sontuosi e sono davvero invitanti, così lasciamo definitivamente la retta via del festival per perderci nel dove capita.

Nel mentre passeggiamo ci viene in mente quella volta che, in occasione della  festa medioevale, abbiamo avuto modo di visitare il monumento più famoso di questo comune pisano, anzi si può tranquillamente dire una delle più importanti fortificazioni italiane. Progettata da Filippo Brunelleschi (sì, quello della cupola del Duomo di Firenze), con soluzioni a dir poco geniali. Magari torneremo a visitarla, magari di giorno, magari quando farà meno caldo e in un mondo migliore… (ah, stavo parlando della Rocca del Brunelleschi, 1424-1438).

Cammina cammina, come nelle migliori fiabe, ci troviamo di fronte a Palazzo Pretorio, un anno fa qui davanti (e scusate anche la pesante vena nostalgica) abbiamo assistito a una spassosa commedia in vernacolo pisano della mitica Brigata dei Dottori, e oggi… Ci godiamo un po’ di brezza che sa leggermente di mare in questa calda sera di un estate ancora giovane e il panorama e la musica che dal palco del Rocca’N’Roll arriva fin quassù. Davanti all’entrata di Palazzo Pretorio il cartellone di una mostra. Non abbiamo molta voglia, però fra che siamo qui, almeno andiamo a dare un’occhiata, entriamo…

Questo centro storico è un viaggio nel medioevo, gli scorci suggestivi, le testimonianze storiche scolpite nei marmi delle lapidi, le torri e le case torri e questo Palazzo, uno degli edifici più importanti dell’edilizia civile della provincia di Pisa. Sede del vicariato fiorentino (XV sec.), luogo di giustizia (anche se qui questa parola assume risvolti amari, ma non è così ancora oggi per tanti luoghi e situazioni) alcune parti del palazzo furono destinate a diventare prigioni. Alcune celle (quelle ai piani superiori) furono utilizzate fino ai primi decenni del ‘900, in epoca fascista, ed è proprio in queste prigioni che ha sede la collettiva.

“Septem Cellae Secretae” ovvero “Sette celle segrete” ci ha visto entrare come visitatori casuali svogliati, per poi vederci uscire a tarda ora, come fruitori entusiasti per tutto quello che abbiamo visto e riconoscenti per la possibilità che ci è stata data (in notturna, quindi quasi fresco, e in modo gratuito).

La mostra è suddivisa su 3 piani e disposta nelle 7 celle. Tra queste mura severe e immagino, durante il giorno, molto calde sono stati ospiti sfortunati dissidenti, antifascisti, comunisti e anarchici soprattutto. Sui muri ancora le loro tracce…

Infatti, l’impatto appena si varca la soglia del primo ingresso alle celle, è insolito e molto forte.  E’ un mondo tutto da decifrare. Le opere degli artisti sovrapposte e affiancate al linguaggio carcerario (che mi azzardo a definire “artistico”, visto le forti emozioni che riesce ancora a trasmettere) creano una sorta di alchimia e, indubbiamente tutto quello che qui è stato esposto ci ha guadagnato in profondità e significato, creando qualcosa che resta impresso nella memoria.

Ci colpisce molto la cella dedicata a Matteo Macchi: l’iconografia giapponese declinata al femminile, demoni e muse, il teatro Kabuki che sempre ha influenzato, anche per vie misteriose, l’immaginario orrorifico occidentale e il mondo degli appassionati di tatuaggi. Macchi ha una marcia in più, le sue creature prendono vita su lastre di legno e altro materiale, crea maschere, il suo è un linguaggio pop molto raffinato e, in questa cella s’iniziano a decifrare i messaggi e disegni lasciati dai carcerati: slanci idealisti ancora attuali e oscenità più che giustificate (siamo in una prigione, soprattutto siamo in Toscana!).

Ci colpiscono e ci inquietano molto anche le installazioni di Riccardo Bianchi. Volti avvolti da teli, espressioni che sfuggono e catturano e appaiono all’improvviso pronti a scomparire dopo un’istante, giochi d’ombre e suggestioni fuori dal comune, in più con Riccardo è stato un po’ un conoscerci e poi, ritrovarci visto che chiacchierando abbiamo scoperto di aver frequentato gli stessi locali (Siddartha, Indian ad esempio) tanti, troppi anni fa e che poi avevamo fatto anche shopping allo Spaventapasseri, il negozio più cult di Pontedera, per non parlare poi della collaborazione alla mitica fanzine cartacea “Cagnara”!

Ovviamente non vi racconterò tutto proprio tutto, l’intenzione è quella di far andare alla mostra a Vicopisano più gente possibile perché, veramente, merita una visita e magari a qualcuno si apre uno spiraglio nella mente! Tornando al presente  non posso non citare Asia Cardellini, il nero delle sue tele dal titolo “The dark Side of the Pandemic” rappresenta bene l’umore dei nostri tempi, qualcosa che riguarda nei modi più disparati tutti noi. Un periodo di preoccupazioni, rinunce, dolori, forzature ma anche una riflessione profonda e la possibilità di concedere uno spazio rinnovato e rafforzato alle nostre passioni, così è stato per Asia e questo vuole trasmettere la sua arte. Quelle catene sono attuali, anche se nessuno di noi le ha avute intorno ai polsi, eppure sono tangibili e create dai simboli, spesso tutt’altro che buoni di questi tempi, quei corpi uno contro l’altro eppure uno per l’altro e i simboli più opprimenti ovvero i volti nascosti dalle maschere…

Notevoli anche le opere di Massimiliano Precisi, nato a Pisa nel 1982, non ha una formazione artistica ma sicuramento una grande e vero talento naturale, oltre che una passione per Francis Bacon e un posto più che meritato nell’arte contemporanea. Sorprende e spaventa la sua interpretazione della “Ragazza col Turbante” di Johannes Vermeer. Svuotata da ogni dolcezza, nei contorni del suo volto c’è spazio solo per i lati meno nobili dell’animo umano…

Ogni cella ha grandi emozioni e sorprese da offrire, se vi è venuta voglia di scoprire cosa nascondo queste celle segrete avete tempo fino al 18 agosto. Per saperne di più telefonate al numero 338 9984304 oppure consultate il sito del comune www.comunedivicopisano.pi.it

Noi saremmo restati ancora a lungo tra fotografie, sculture e installazioni che regalavano davvero emozioni forti (ad esempio la cella di Manuela Trillo, un’installazione che immerge il visitatore con suoni, odori, simboli, elementi vegetali che appartengono alle nostre origini), ma Palazzo Pretorio doveva chiudere e spengere le luci su opere d’arte, scritte anarchiche, dichiarazioni d’amore universali, porte, chiavistelli e scalette che sembrano uscite dalle pagine di un romanzo di Alexandre Dumas padre.

Dopo tante emozioni non si poteva non andare al circolo l’Ortaccio a bere una limonata e un vodka lemon (e poi un gin lemon o viceversa), lì ci aspettava l’after festival, abbiamo ritrovato Riccardo Bianchi e poi anche Edoardo di “Bombman” e Francesca di “Like a Design”, insomma quasi una convention di auto produttori! Mentre due loschi figuri mettevano dischi in totale e rivoluzionaria libertà, un dj set a tratti entusiasmanti a tratti festa dei Giovani del PD, ma indubbiamente con il tipo con gli occhiali stile cantante dei Buerak e il pezzo dei Molchat Doma si sono fatti perdonare tutto!

E, alla fine, non abbiamo mangiato il frate e neanche il bombolone alla crema, ma siamo sicuramente tornati a casa sazi di buona compagnia e cose impreviste e interessanti.

 

Serena, luglio ’22

(fotografie Serena e Marco)

 

 

 

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