Toscana Gotica #1

Toscana Gotica è un hashtag che utilizzo nei post di Instagram ed è legato a un numero infinito di argomenti: architettura, umore, cinema, arte, musica storie, iniziative. Un mondo condiviso oppure un qualcosa di molto personale. In ogni caso, guardandomi intorno, nella mia Toscana e, a volte, oltre i suoi confini il descrivibile come “gotico” è infinito e ovunque, basta cercare oppure non c’è nemmeno bisogno di cercare. Ad esempio il panorama d’inizio mattina, in certi momenti dell’autunno è spettrale e affascinante come certi scorci di vecchi film dell’orrore, e basta veramente poco: aprire la finestra o fare una ricerca su rai play.

Quando ti trovi al cospetto di una frase come “Brividi d’Archivio” proprio all’inizio di un inverno ancora non abbastanza freddo, non puoi non incuriosirti, non approfittarne…e per fortuna! Abbiamo trovato davvero pane per i nostri canini affilati e soddisfazione per il nostro gusto poco convenzionale e ancor meno al passo con i tempi. “I Giochi del Diavolo” ovvero “Racconti fantastici dell’Ottocento”. Una miniserie televisiva andata in onda nel 1981, ogni episodio è tratto da un racconto ottocentesco e appaiono nomi importanti della letteratura come Robert Louis Stevenson e Henry James. Storie inquietanti, sicuramente insolite, scaturite da grandi menti creative, che mi hanno riportato alla memoria un libro consigliatomi dalla bibliotecaria del mio Comune tanti, tanti anni fa, “Notturno Italiano”, antologia di racconti misteriosi appartenenti al movimento della Scapigliatura. Gli episodi de “I Giochi del Diavolo” sono sei, noi gli abbiamo già visti tutti ma rivediamoli insieme…

“L’Uomo della Sabbia”- Incubi infantili affidati a un amico e alla propria sorella, le vicende di uno studente ossessionato da uno stravagante individuo e da una misteriosa e talentuosa fanciulla. E’ un po’ come andare al teatro, quando gli attori sapevano recitare e la televisione era un mezzo per divulgare cultura, e cultura vera! Tempi in cui gli italiani sapevano conversare e parlavano bene anche senza aver bisogno di esibire lauree e dottorati di ricerca. Sorprendono i dialoghi ricchi di vocaboli, che attingono anche alle parlate vernacolari (come avveniva nella Scapigliatura) così come abbondano i termini oggi ritenuti obsoleti poiché legati alla poesia e alla filosofia. “L’uomo della Sabbia” contiene tutto questo. Gotica l’ambientazione e i volti, soprattutto quelli femminili; mentre gli uomini sono usciti da una taverna poco illuminata. Tratto da un racconto di ETA Hoffmann, “Der Sandmann”, ci porta in un ottocento romantico e molto oscuro, dove la Follia è la regina del popolo e affronta un tema che, ancora oggi inquieta.

“La Venere d’Ille”- è un racconto horror-avventuroso di Prosper Mérimée del 1835 che io non ho letto, è anche un film per la TV trasmesso dalla Rai tanti anni fa e che, lo ricordo, ora si trova su Rai Play. La storia ci porta in una campagna che sa di Arcadia, vuole essere terra di Catalogna ma è Castelnuovo di Porto, in Italia. I protagonisti più villerecci si lamentano delle credenze arcaiche e, soprattutto di come storici e studiosi si siano dimenticati della loro provincia così profondamente provincia, per colpa delle strade che non ci sono. Un luogo ricco di ulivi e cultura: dagli antichi greci, agli antichi romani ma, soprattutto cibo. Sono dedicate al cibo le scene più crude del film. Alla regia Mario e Lamberto Bava, che dirigono una Daria Nicolodi neoclassica e doppia, immersa in un ottocento appena iniziato e romantico nel senso meno oscuro del termine, basta guardare i colori delle ortensie e il buffet dei dolci. Non perdiamo tempo a chiederci chi siamo, il fuoco ci attende…

“La Presenza Perfetta”- Uno scrittore un po’ maudit, una città di Lucca gotica come Ilaria del Carretto e campagnola come una contadina vestita di nero, i tempi sono quelli del Gran Tour, gli italiani sono solo comparse silenziose. E’ diretto dal regista pisano Piero Nelli il terzo raffinato episodio de “I Giochi del Diavolo”, ed è profondamente ottocentesco, per nostra fortuna lo è nei modi e anche nei tempi, lontani da quelli quasi schizofrenici delle fiction moderne, qui c’è ancora il tempo per il dialogo ricco di vocaboli che tanto ci affascina in questi tempi aridi di bellezza e poveri di profondità, la riflessione e le citazioni divine e diaboliche. Nelli ci offre una notevole interpretazione del racconto di Henry James “Il fantasma di Edmund Orme” e se il gioco finisce tra le rosse mani del diavolo, un motivo c’è…

Tra battute di caccia alle pendici del Monte Pisano, proprio dove è facile sbirciare Lucca senza vedere Pisa, giochi infantili e un magistrale e indimenticabile concerto d’organo, e qui siamo in piena e perfetta Toscana Gotica, nella Pieve di Sant’Andrea di Gattaiola, ecco che incontriamo l’orrore accompagnato dalle musiche di Piero Piccioni. Orrore che ci osserva impassibile grazie a una passione più forte della morte mentre, al solito, i vivi esistono per inerzia e con svogliato entusiasmo. E tutto questo susseguirsi di bellezza ci ha spinti a metterci in cerca di questi luoghi in un tardo e umido e oscuro pomeriggio d’inizio gennaio. Sulle tracce dei nostri decadenti eroi: alla ricerca della villa che ospitava la signora Morden e sua figlia Charlotte e, soprattutto, la chiesa romanica in cui si è tenuto il fantasmagorico concerto. E, a essere sinceri, i luoghi che abbiamo trovato hanno superato le nostre aspettative, pur essendo a due passi da una porzione di mondo conosciuta poco interessante.

“La mano indemoniata”- tratto dal racconto “La mano incantata” di Gerard de Nerval ed è diretto da Marcello Aliprandi. Questo è veramente teatro di qualità, appositamente pensato per la televisione. Tra gli attori si riconoscono due giovanissimi Massimo Boldi, che riesce ineccepibilmente nell’intento di farsi detestare in una manciata di secondi, e Veronica Lario, credibilissima e bella come una bambola. Si tratta di un film dell’orrore in costume, siamo nella Parigi dei “bei” tempi della Santa Inquisizione, dove si bruciano streghe e si impiccano di contro voglia i furfanti, meglio sarebbe giustiziare i creduloni che si fanno fregare. Qui l’elemento macabro-diabolico è quella mano del titolo che, alla fine, ci accende una lampadina a proposito delle origini di un’altra famosa mano della fiction gotica americana. Chissà…

“Il Diavolo in Bottiglia”- è forse l’episodio più psichedelico e distante dall’orrorifico tradizionale, ma c’è tutta la voglia di scoperta e esplorazione dell’ottocento. Incontri e ritrovamenti misteriosi e fatali che cambieranno il destino e il corso degli eventi. La vita di un giovane marinaio hawaiano e i suoi sogni, sullo sfondo isole ricostruite in un teatro di posa. Scenografie e musiche di tutto rispetto, anche questa è una notevole opera di teatro per la televisione. “Il diavolo nella bottiglia” è un racconto di Robert Louis Stevenson, pubblicato nel 1891 e racconta le vicende di Keawe che compra una bottiglia contenente un diabolico genio che realizza desideri, il trucco per farla franca e non finire all’Inferno (perché quando c’è di mezzo il diavolo c’è sempre un prezzo da pagare), è sbarazzarsi della bottiglia e del suo contenuto prima di morire e ad un prezzo minore rispetto a quello dell’acquisto. Sembra semplice, eh… Regia di Tomaso Sherman.

“Il Sogno dell’Altro”- Non so perché, ma già il titolo per me ha un qualcosa di angosciante. Siamo a Londra e il protagonista è uno studente, povero ma di belle speranze destinate però ad essere tradite. Conosciamo già il suo destino o meglio l’abbiamo intuito scendendo una scalinata in un ombroso giardino all’inglese, siamo in compagnia di sua madre più interessata all’amico del figlio che al destino del figlio. La natura della storia che ci verrà narrata è veramente inquietante, spaventosa e gotica. Un grande inganno, o meglio una luminosa illusione prima di perdere la cosa più preziosa. Diretto da Giovanna Gagliardo e tratto dal racconto “Il fu signor Elveshan” di H.G. Wells, inquieta anche per la scenografia . Quel labirinto di scale rubato a Escher che mi riporta a certi  incubi infantili. Forse avevo già visto questo film? Forse è solo una coincidenza? Per fortuna ci salvano il cielo azzurro e le nuvolette di Magritte.

Questo il link per vedere tutti gli episodi

https://www.raiplay.it/programmi/igiochideldiavolo

Usciamo dalle tenebre della finzione televisiva per addentrarci in quelle più reali di una necropoli etrusca.

Siamo nel cuore della Maremma Toscana, a poca distanza dal centro di Saturnia ma, in realtà, siamo spersi nella campagna più profonda e sincera che già si è dimenticata del tramonto. Seguendo strade sterrate senza incontrare nè esseri viventi nè fantasmi, tra uliveti, colline che saranno coltivate a grano e boschetti di querce ormai spoglie, che sembrano raccontare storie di streghe e briganti, arriviamo alla Necropoli del Puntone.

Scoperta e depredata nell’Ottocento, le tombe etrusche qui sono immerse in un bosco di querce e sicomori, dove già fioriscono i crochi. Le sepolture risalgono al periodo tra il VII al V secolo a.C. Si tratta di tombe non troppo grandi, con un breve corridoio che porta alla camera funeraria a pianta rettangolare, spesso questa è suddivisa in due spazi e la forma della struttura e a capanna.

Torneremo di mattina per osservare meglio, ma vi assicuro che dopo il tramonto, con le tenebre e il silenzio che avvolge tutto questo luogo regala emozioni e suggestioni che vale la pena vivere.

 

Alla prossima gotica avventura…
Vi lascio in compagnia degli Utro.

Aspettando la notte delle ombre

Una selezione di racconti brevi e un po’ datati, musica e qualche immagine in attesa della notte del Sabba Maggiore più conosciuto e festeggiato del pianeta. Questa festa segna l’inizio della parte oscura dell’anno, quello che mi somiglia di più, e fortemente legata ai tempi e cicli dell’agricoltura, perchè soprattutto è la terza e ultima FESTA DEL RACCOLTO… Simboleggia anche la morte del Sole, emblema delle energie maschili.
In questa notte ricordiamo i nostri cari che ci hanno lasciato e portiamo loro dei piccoli doni. E’ una notte di festa ma anche di riflessione, su ciò che è stato e su ciò che sarà. Possiamo osservare quello che accade intorno a noi e dopo agire di conseguenza… E’ la morte di un ciclo e la nascita di uno nuovo. Faceva parte delle tradizioni europee fino a quando la Vecchia Religione non fu sostituita con un’altra di provenienza orientale.

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Andate tutti a…

Il 2020 è per me uno spartiacque, un muro imposto e tirato su con vigore e fatto restare in piedi perché ritengo che sia giusto così.

Forse è un periodo, una fase mentale o sentimentale; è fisiologico, è la rabbia…

Poi passa.

Poi si perdona.

Poi si va avanti tornando indietro, sui nostri passi, perché è così che funziona in occidente e bisogna farsene una ragione.

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Le avventure di Domnisoara Skal- romanzo completo

Poche righe per presentare il romanzo “Le avventure di Domnisoara Skal”, tra misteriose apparizioni e tazze di buon tè, la signorina Skal ci porterà a indagare sul passato di una città in cui l’avidità ha preso il sopravvento sulla pietà. Una storia autunnale, un mio personale omaggio al “Gothic Revival” e al mio gatto Cenerino che, quando scrivevo queste pagine, mi girottolava intorno e spesso si appisolava poco distante da me.

Qui di seguito troverete i collegamenti diretti a ogni capitolo, questo dovrebbe facilitarvi la lettura!

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Domnisoara Skal- cap.6 – romanzo

Le avventure di Domnisoara Skal

/2006/

(capitolo sesto)

Quattro passi con Skal

/dal diario di Skal/

 

Lavorare con gli altri molto spesso risulta monotono, preferisco procedere da sola, perdermi nel mio mondo, l’unico in cui riesco a essere una grande organizzatrice. Ripenso spesso a quell’ultima passeggiata notturna in compagnia di Emil de Laszowska e a quegli ultimi tenebrosi giorni trascorsi in quella città che non rimpiango, invece Emil mi manca moltissimo. So che le nostre strade sono destinate a riunirsi ma, per ora, lascio che scorrano parallele.

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Domnisoara Skal- cap.5 – romanzo

Le avventure di Domnisoara Skal

/2006/

(capitolo quinto)

 

La Luna Blu

/dal diario di Skal/

Il conte Dracula si riferiva a un curioso fatto, un fenomeno naturale che si manifesta ogni tre anni, quando in uno stesso mese di presentano due pleniluni. Questa Luna in più, la tredicesima appunto, secondo la shamanesimo, si chiama Luna Blu. Dall’analisi fatta dal conte la notte in cui per la famiglia Rulikowscky gli eventi erano precipitati tragicamente, in cielo governava proprio una Luna Blu. Quasi sicuramente nel corso del tempo, ogni notte di questo peculiare plenilunio, era possibile entrare in contatto con quello che restava dello spirito di questa famiglia, ormai estinta da secoli. Per anni a nessuno era mai importato di loro, della loro triste storia e della fine violenta che gli era stata imposta; ma per qualche misteriosa ragione loro erano entrati in contatto con me e, qualcosa di molto forte mi aveva spinto a non fermarmi di fronte a quel pauroso episodio che era accaduto nel parco. Avrei potuto dimenticare tutto, come si fa con un brutto sogno o una suggestione, per essere stata da sola in un luogo poco raccomandabile, nel cuore della notte, invece…

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Domnisoara Skal- cap.4 – romanzo

Le avventure di Domnisoara Skal

/2006/

(capitolo quarto)

Sua maestà illustrissima e veneranda il Conte Dracula.

/dal diario di Skal/

 

Il giorno seguente trascorse fortunatamente in modo tranquillo. La neve era caduta copiosa e il mio spirito sembrava essere tornato luminoso e pronto ha sapere sempre di più. Ero molto indecisa sul vestito che avrei dovuto indossare per quella sera. Anche se si trattava di una consultazione privata tra Emil, il conte Dracula e la sottoscritta, sapevo bene che avrei dovuto attraversare quella sorta di boudoir che era il salotto del conte, prima di giungere nel suo studio. Si trattava del salotto mondano più stravagante e anticonformista degli ultimi cento anni, questo mi metteva in una certa agitazione e curiosità. Chissà chi vi avrei incontrato e, prima di tutto, chissà se sarei stata all’altezza. Per calmarmi e rendere il mio animo più predisposto ad affrontare i momenti che avrei vissuto e mettere da parte l’ansia mi preparai un bagno caldo con un infuso di artemisia annua e, rischiai di fare tardi all’appuntamento con Emil. Alla fine indossai un abito nero in stile impero, arricchito da una passamaneria con disegni orientali che avevo ricevuto in  dono da una cara amica modista, conosciuta a Parigi anni prima. Mi sentivo molto frivola e infreddolita mentre raggiungevo Emil già a bordo del nostro tassì.

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Domnisoara Skal- cap.3 – romanzo

Le avventure di Domnisoara Skal

/2006/

(capitolo terzo)

IL MISTERO SECONDO EMIL DE LASZOWSKA

E

CRONISTORIE DELLA FAMIGLIA RULIKOWSCKI

/dal diario di Skal/

 

Trovai Emil immerso nei suoi pensieri, mi aveva invitato per una passeggiata nel giardino all’inglese nei pressi del castello dei principi Wilcox; per fortuna il Natale era trascorso senza accumulare troppi danni e troppi dolciumi all’interno della mia vita e l’anno era iniziato com’era finito quello precedente: con un’oscura cappa che rendeva la mia esistenza piena di perplessità e piccoli timori, di certo non me ne lamentavo. Non avrei potuto immaginare niente di più stimolante che un viaggio nel paranormale e nel mistero! Dal momento del ritrovamento dei tre quadri Emil si era ritirato nel suo studio e avevamo avuto poche occasioni per incontrarci, al di fuori di qualche salotto mondano. Con uno stratagemma, una di quelle avventure da non raccontare in giro, avevamo fatto uscire gran parte del materiale ritrovato nei sotterranei della biblioteca e, con grande sorpresa, c’eravamo reso conto che molte cose erano strettamente legate ai quadri, anzi ai soggetti dipinti. Questo era il motivo del nostro incontro.

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